venerdì 26 agosto 2011

Giorno 4 - Se non riesci...

Se non riesci a vincere la tua capacità di combinare pasticci, sfruttala!.
Ecco cosa succede se si scelgono le lenticchie ma non si presta attenzione alla quantità.
Al pranzo ci troviamo con un'ottima

INSALATA DI LENTICCHIE

fatta al volo con sedano e pomodori freschi tagliati grossolanamente (come al solito di corsa) e condita con olio EVO, sale e.... cimiciurria.
Io amo le lenticchie, sono saporite, facili da cucinare, si possono mangiare fredde, calde o tiepide, si cuociono in pochi minuti, e dicono che mangiati lunedì portino fortuna, ma, se non si ricorda quanto possono gonfiare durante la cottura si rischia di finire come me oggi, con una incredibile quantità di lenticchie da fare fuori e bimbi che non le vogliono vedere più.
Così sono riuscita a ripescare una ricetta di hamburger, la quale non ho seguito bensì rovinata ripescando nel frigo un pezzo di cipolla, un peperone, un po di sedano, e una carota, una manciata di riso integrale, insomma tutto quello che tra qualche giorno sarebbero stati buttati ma la mia filosofia "spreco 0" non mi permette fare. Ho aggiunto un po' di brodo vegetale e fatto bollire il tutto fino a ridurre molto molto, aggiunto le lenticchie, frullato il tutto, aggiunto un po di farina di riso, lasciato raffreddare, fatto dei hamburger, impanati con farina integrale ed eccoli qui i miei

HAMBURGER VEGETALE

E così finisce un nuovo giorno.

Giorno 3 - Poco tempo e tanta fame

Tornando a lavorare, ma, sopratutto, lavorando a casa con la prole sempre in giro, diventa complicato trovare il tempo per fare tutte le cose che vorrei fare con più calma, per esempio, cucinare.
Ecco che mi sono trovata a inventare piatti di "fast food casalingo", cioè piatti mediamente sani, piacevoli alla prole ma che possano essere preparati in pochissimi minuti e, se possibile, sporchino il minimo possibile di stoviglie.
Alcuni esempi?

PIADINA CON MELANZANE GRILLIATE, CIMICIURRIA, PEPERONI E FORMAGGIO
Ovviamente la prole non ha gradito le melanzane grigliate e ha riempito la propria piadina di pomodori, cimiciurria (salsina fatta con aglio tagliato a quadrettini piccoli, prezzemolo idem, olio e sale, salsina magica che va bene con tutto o quasi tutto tranne la rucola e i dolcetti) e formaggio. 

e alla sera:

FRITTATA D'ERBETTE E INSALATA DI POMODORI

Ho presso le erbette con la cassetta di verdure miste del GAS e ho approfittato che ero arrivata in ritardo e tornata a casa a circa le 20 per dare una lavata al volo tagliarle fini fini, farle passare per la padella e aggiungerle delle uova, una gratuggiatina di parmigiano, sale e pepe. Ho tagliato grossolanamente i pomodori e li ho condito con... indovinate? la stessa cimiciurria che ho sempre pronta nel frigo. Risultato? La prole gradisce e siamo riusciti anche oggi a mangiare in tempo.

giovedì 25 agosto 2011

Giorno 2 - la caduta

Questa mattina abbiamo deciso di andare a prendere una nuova libreria per la prole.
Il posto più meraviglioso del mondo per prendere una libreria in kit da montaggio? Ikea. Dopo molti km di viaggio siamo tornati a casa con la libreria, uno scaffale, un set di strofinaci per la cucina e un mucchio di tantissime altre cose assolutamente utili che non erano nella lista della spessa, ma sopratutto abbiamo mangiato nell'Ikeafood per prima volta nelle nostre vite.
Dopo avere sentito parlare per anni delle polpettine svedesi non ho resistito la tentazione di provarle con la marmellata di quelli indefinibili frutti rossi.
Un istante si pseudopentimento e riprendo alla sera con un nuovo record di cucina in 15 minuti:

GNOCCHI DI PATATE CON RAGÙ DI MUSCOLO DI GRANO
Eccolo qui (e senza prole, troppo stanca per potere infiltrarsi nella foto). Il muscolo di grano è un'alternativa interessante per tante cose. Poi racconterò di più su questo, cos'è, dove trovarlo, come farlo in casa volendo. Per adesso vi dico soltanto che nel ragù lo mangia volentieri anche la prole (e questo è già tanto).

Giorno 1 (cena)

Per andare in campeggio queste vacanze abbiamo presso una piccola griglia di ghisa, meno pesante di quanto si possa immaginare, molto economica è realmente magica. Grazie a questa meravigliosa griglia siamo riusciti a preparare ottime grigliate durante il campeggio risparmiando un po' di bombolette a metano e ad affumicare mezzo campeggio e un bel pezzo del lago vicino. Tuttavia, portandolo a casa abbiamo scoperto che era molto più comodo, maneggevole, pulibile e accendibile del gigantesco barbecue che abbiamo in giardino. Così ogni tanto mettiamo sotto un paio di tetrapack con l'alluminio in alto sotto e prepariamo delle grigliatine sul balcone.
Questa sera, dopo avere lavorato e fato altre cose fino alle 19.30, sono riuscita ad accendere la griglia, tagliare, fare grigliare e condire le melanzane, formaggi alla grigia e hamburger per la prole, aprire un vasetto di pomodorini secchi e aggiungere l'immancabile rucola e riuscire a mangiare entro le 20.30. Tempi record per mamme lavoratrici, non provate se non avete un minimo di pratica in grigliate.

MELANZANE ALLA GRIGLIA CON POMODORINI SECCHI E RUCOLA
A questo punto vi chiederete come mai vicino ad ogni piatto si trova un pezzo di faccino di prole, beh, la risposta è semplice, non esiste nessun corso avanzato, medio o amateur di fotografia che insegne come eliminare dell'inquadratura la prole degli ornitorinchi se non con appositi programmi di fotoritocco.

Si inizia! - Giorno 1 (pranzo)

Dopo qualche giorno che cercavo di evitare le carni in silenzio, mio marito mi guarda dall'altra parte del tavolo e mi dice "stai cercando di diventare vegetariana, vero?". Conscia che era la seconda volta negli ultimi due anni che ci provavo ho risposto: "si, ma no è facile". Lui ha detto "hai fatto tante cose non facili nella vita e ci sei riuscita". Questo voto di fiducia mi ha spinto a portare il progetto avanti più sul serio.
Per autocontrollarmi ho deciso di iniziare questo tema sul mio dimenticato blog e fotografare (male, anche se mi guadagno da vivere anche facendo fotografia ma non di cibo sicuramente) ogni piatto "Veg" che mangiavo e raccontare un po' la storia di come sono arrivata a farlo.
Eccoci al primo giorno simbolico.

PEPERONCINI RIPIENI DI FORMAGGIO, RUCOLA E CIPOLLA AL FORNO
I peperoncini provengono da un vaso di peperoncini piccanti che avevo coltivato (ormai li coltivo già da due anni) moooolto piccanti sono stati congelati, scongelati, bolliti leggermente con acqua, aceto e sale e finalmente riempiti di un formaggio fresco tipo feta greca, una spruzzatina di sale e olio e al forno insieme alle cipolle.
La rucola è l'unica verdura verde cruda che riesco a mangiare, non perché la digerisca meglio delle altre bensì perché il suo sapone piccante e aromatico mi allontana della tristezza insipida delle lattughe "normali".

Essere abitudinario 66+11

Per iniziare l'unico passo che no si può mai saltare è il primo.
Per iniziare la mia vege-idea l'unica cosa che mi è venuta in mente è il cambio di abitudini alimentarie, si, lo so, è troppo ovvio. Ma come si fa questo? ho fatto una interessante ricerca  googleriana che mi ha prodotto un mucchio di informazione sparsa, varia, contraddittoria, piena di libri da comperare, cookies e pubblicità. Alla fine sono riuscita ad arrivare allo stesso punto d'inizio.
Qualche tempo fa mi ero imbattuta in un cambio di abitudini diverse grazie a QUESTO sistema, un braccialetto viola che portato per 21 giorni sul polso mi potrebbe liberare del brutto vizio di lamentarmi in continuazione. Purtroppo prima di finire la prima pagina d'istruzioni di questo braccialetto mi sono stampata ben 5 braccialetti verdi con una faccina felice gialla e l'ho indossata subito. Come è da immaginare non è funzionato per molto tempo. Il bracciale era verde non viola come dicevano le istruzioni.
Ma questa esperienza mi ha dimostrato che:
  1. è possibile cambiare le proprie abitudini se si segue la motivazione giusta, 
  2. 21 giorni non bastano e QUI trovate due righe su questo di perché ci vorrebbero al meno 66,
  3. esistono soggetti "normali" e soggetti "resistenti" e io appartengo alla seconda categoria,
  4. se si scivola una volta, si rialza e via, avanti!,
  5. il colore è importante.
Così ho pensato che potevo inventarmi un sistema per cambiare abitudini alimentarie con un gioco che chiamerò "77" dovuto ai numeri dei giorni che ci vorrebbero per impostare una abitudine cioè non 21, ben 66 giorni, ai quali ho aggiunto un numero a caso, in questo caso 11, aggiunto a caso per determinare la mia "resistenza" statistica.
E adesso cosa manca? il primo passo, quello che per iniziare non si può mai saltare.

Cosa mangia l'ornitorinco? Sparsi pensieri vegetariani

Come tutti ormai lo sanno l'ornitorinco è un carnivoro, beh, più o meno. Io sono un degno onnivoro, infantile odiatrice di lattughe, legumi, zucchini e melanzane. Nei mie diversi anni di vita non sono mai riuscita a digerire un pezzo di lattuga, con le altre cose me la sono cavata meglio, riuscendo a ridurre notevolmente sotto la media il consumo di carni, poco pollo, poco pesce, qualche maiale e derivato e assolutamente nessun vitello.
Allora perché un sano ornitorinco poco carnivoro come me potrebbe avere l'idea di diventare vegetariano?
C'è chi diventa vegetariano per animalisti, si, sono abbastanza animalista ma non regge; chi lo fa per salute, neanche questo è il mio caso, chi lo fa per dimagrire (ha ha ha illusi!!!), chi invece lo fa per ecologia, si potrebbe essere ma... boh.... non so, ce chi lo fa per moda o per considerarlo una specie di status symbol, ma neanche questo è il mio caso.
Allora perché? A certo punto da qualche anno c'è "qualcosa" dentro di me che mi spinge a rifiutare le carni e una spezie di voce che mi dice "dai, diventa vegetariana". Per questo considero questa scelta (che non è ancora definita come una scelta definitiva ma un intento di scelta) prodotto di motivi parafisici, patafisici o se volete anche psicopatici.
E adesso iniziamo... ma come si diventa vegetariano?

martedì 12 ottobre 2010

Elimiando dolores

Hay momentos en los que es necesario eliminar de la vida las cosas que nos traen los mejores recuerdos, las cosas que nos hacen sonreir y que una vez fueron parte de nuestras vidas. En el tiempo de los recuerdos analogicos yo solia romper y botar cartas, fotos, apuntes y todo aquello que me trajera a mente las cosas que una vez me dieron felicidad. Era un rito simple pero singnificativo, eliminava a mi alrededor todo aquello que de tanta felicidad me causava dolor. Ahora ya no existen las fotos, los apuntes, las cartas y para eliminar mis recuerdos anulo mi cuenta de social network, algunas páginas de mis preferidos y algunas imagenes de mi PC. Pareceria menos ritual eliminar lo que amamos con dos clicks que arrancarlo romperlo y lanzarlo. Esperemos que al menos funcione.

la importancia de las veredas

Las veredas son utiles para salir de casa y dirigirse a algun lugar, son utiles para caminar en circulos eternos al rededor de la misma manzana, son utiles, para los más intrepidos para caminar sin rumbo y eternamente conectando una vereda con otra a travez de los cruzes. Las veredas son los salvavidas de los caminantes porque, encotrandose alzadas de 10 a más centrimetros de la pista, permiten salvarnos de los autos, bicicletas y otros imprudentes que pudieran embertirnos si esta pequeña pero fundamental altura no existiera. Yo fui un intrepida que atravezando los cruzes amaba caminar sin rumbo ni sentido uniendo vereda tras vereda para llegar a quien sabe donde, casi siempre al mar, y luego tornar a casa ,porque las veredas además de ser una invitación a salir son también una invitación a regresar. Las veredas inician en la puerta de las casas como una invitación a salir, a descubrir que se puede encontrar fuera de la propia puerta, parecen decirte "Vamos! que haces alli, vamos a dar una vuelta!"
El pueblo donde vivo ahora no tiene veredas, no tiene salvavidas y nada te invita a salir de casa. Si te aventuras a salir, caminando por las pistas no se llega a ningun lugar, en el mejor de los casos se llega a un campo de trigo o a un río lleno de zancudos en verano, lleno de fango en otoño o congelado en invierno, en primavera puede resultar interesante, pero sin salvavidas es siempre peligroso.

Llorar en paralelo

Cuando se llora con la panza arriva, puede suceder, aunque no sea muy común, que las lagrimas salgan de los ojos en modo, tiempo y cantidad igual, y caigan hacia las orejas formando ríos paralelos, que hacen correr las gotas al mismo tiempo, atravezando las mejillas y dando a parar dentro de los recovecos de las orejas y formando dos lagos gemelos en la parte más amplia de estas.

martedì 28 settembre 2010

la musica del Ornitorrinco I

Obligado a cambiar estanque, verso, idioma, tierra y fango también me toco cambiar musica y asi descubrì De Andrè.
De André naciò cerca al mar como yo y escribiò canciones que hablan de putas y hombres que van de putas (puttanieri), hablan de asesinos con ojos de niños asustados, de como el mundo gira en los bajos barrios de Genova y como gira en el resto del mundo, hablan de religión, de guerra y de paz, en resumén hablan de cosas tan normales comunes y corrientes como desapercibidas en nuestro cotidiano. Quizas por esto me ha gustado tanto y he decidido traducir sus canciones, no me pidan rima, metrica o estilo, no me pidan nisiquiera una correcta ortografia.
Comienzo ocn una de las primeras que conoci, no necesariamente la que más me gusta pero una de las que me llegò primero y con la cual establecì una relación de confidnecia simpatica, quizas porque si yo hubiera nacio hombre habría sido un "puttaniere" y si hubiera nacido mujer habría sido una ramera, pero nací ornitorrinco y no me puedo lamentar de esta existencia, aunque quien bien me conoce (si bien se puede conocer un ornitorrinco) sabe que soy un ornitorrinco con alma de Magdalena.
Aqui la primera:


Via del Campo

Fabrizio de André
En Via del Campo hay una graciosa
con grandes ojos del color de las hojas
está toda la noche en el umbral
vende a todos la misma rosa.

En Via del Campo hay una niña
con los labios color rocío
los ojos grises como la vereda
nacen flores por donde camina.

En Via del Campo hay una puta
con grandes ojos del color de las hojas
si te dan ganas de amarla
basta tomarla de la mano

y te parece de ir lejos
ella te mira con una sonrisa
no creías que el paraíso
estuviera sólo en el primer piso.

A Via del Campo va un iluso
a pedirla en matrimonio
a verla subir las escaleras
hasta cuando el balcón esté cerrado.

Ama y rie si amor responde
llora fuerte si no te escucha
de los diamantes no nace nada
del estiercol nacen las flores
de los diamantes no nace nada
del estiercol nacen las flores.

Via del Campo

Fabrizio de André
Via del Campo c'è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Via del Campo c'è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina.

Via del Campo c'è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano

e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano.

Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone ha chiuso.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.

giovedì 26 agosto 2010

El genesis del neurotico / Il genesi del neurotico

Y el octavo día, después de haber descansado, se sentó en la cima de una montaña y, observando su creación, se sintió invadido de una profunda tristeza. En este momento se preguntó: "Y a que sirve todo esto si ahora me siento tanto o más solo que al principio". Provó por primera vez este sentimiento y lo llamó depresión. Sentose el resto del día a recordar cuanto era feliz antes de crear la tierra y al hombre.
- - -
E il ottavo giorno, dopo essersi riposato, si siede nella cima di un monte e, guardando il creato, si sentì invaso da una profonda tristezza. A questo punto si chiese: "E a cosa serve tutto quanto fatto se adesso mi trovo tanto o ancora più solo che prima". Presse atto per prima volta questo sentimento e decise chiamarlo depressione. Rimasse per tutto il giorno a ricordare la felicità perduta, quella che sentiva prima di creare la terra e il uomo.

mercoledì 26 agosto 2009

Me quedo con esta de Calvino

Da "le città invisibili" (más abajo traducción al español):

"L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio."

"L’atlante del Gran Kan contiene anche le carte delle terre promesse visitate nel pensiero ma non ancora scoperte o fondate: la Nuova Atlantide, Utopia, la Città del Sole, Oceana, Tamoè Armonia, New-Lanark, Icaria. Chiese a Marco Kublai: - Tu che esplori intorno e vedi i segni, saprai dirmi verso quale di questi futuri ci spingono i venti propizi. - Per questi porti non saprei tracciare la rotta sulla carta nè fissare la data dell'approdo. Alle volte basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s'incontrano nel viavai, per pensare che partendo di li metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d'istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla. Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero; puoi rintracciarla, ma a quel modo che t’ho detto. Già il Gran Kan stava sfogliando nel suo atlante le carte delle città che minacciano negli incubi e nelle maledizioni: Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World. Dice : - Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente. E Polo: - L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio."
Italo Calvino da "LE CITTÀ INVISIBILI"

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De "las ciudades invisibles" - Italo Calvino:

"El infierno de los vivos no es algo que será; hay uno, es aquel que existe ya aquí, el infierno que habitamos todos los días, que formamos estando juntos. Dos maneras hay de no sufrirlo. La primera es fácil para muchos: aceptar el infierno y volverse parte de él hasta el punto de no verlo más. La segunda es peligrosa y exige atención y aprendizaje continuos:
buscar y saber reconocer quién y qué, en medio del infierno, no es infierno, y hacerlo durar, y darle espacio."


El atlas del Gran Kan contiene también los mapas de las tierras prometidas visitadas con el pensamiento pero todavía no descubiertas o fundadas; la Nueva Atlántida, Utopía, la Ciudad del Sol, Océana, Tamoé, Armonía, New-Lanark, Icaria.
Pregunta Kublai a Marco:
—Tú que exploras en torno y ves los signos, sabrás decirme hacia cuál de estos futuros nos impulsan los vientos propicios.
—Para llegar a esos puertos no sabría trazar la ruta en la carta ni fijar la fecha de llegada. A veces me basta un escorzo abierto en mitad mismo de un paisaje incongruente, un aflorar de luces en la niebla, el diálogo de dos transeúntes que se encuentran en medio del trajín, para pensar que partiendo de allí juntaré pedazo a pedazo la ciudad perfecta, hecha de fragmentos mezclados con el resto, de instantes separados por intervalos, de señales que uno manda y no sabe quién las recibe. Si te digo que la ciudad a la cual tiende mi viaje es discontinua en el espacio y en el tiempo, ya más rala, ya más densa, no has de creer que se puede dejar de buscarla. Quizá mientras nosotros hablamos esta aflorando desparramada dentro de los confines de su imperio; puedo rastrearla, pero de la manera que te he dicho.
El Gran Kan estaba hojeando ya en su atlas los mapas de las ciudades que amenazan
en las pesadillas y en las maldiciones: Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World.
Dice:
—Todo es inútil si el último fondeadero no puede ser sino la entrada infernal, y allí en el fondo es donde, en una espiral cada vez más estrecha, nos sorbe la corriente.
Y Polo:
—El infierno de los vivos no es algo que será; hay uno, es aquel que existe ya aquí, el infierno que habitamos todos los días, que formamos estando juntos. Dos maneras hay de no sufrirlo. La primera es fácil para muchos: aceptar el infierno y volverse parte de él hasta el punto de no verlo más. La segunda es peligrosa y exige atención y aprendizaje continuos:
buscar y saber reconocer quién y qué, en medio del infierno, no es infierno, y hacerlo durar, y
darle espacio.

mercoledì 12 agosto 2009

Pescadito saturado

Con los tiempos como van he decidido que el caracolito lentamente ha encontrado su camino... y yo continuo con el mio. Como en familia se encuentran algunos amantes de la pesca pensé en trabajar con un pescadito muy especial, se trata de un Persico de lago.
Trabaje la saturación como en la actividad de atravesamento 4, bueno, no exactamente, para agilizar los tiempos después de jugar un poco con los pinceles saturando y desaturando decidí "cortar" la capa superior dejando el pescadito colorado por debajo y luego para darle un poquito más de realce desenfoque el fondo con la herramiento filto -> desenfoque gausiano, selezionando primero los contornos con la herramienta ruta que luego convertí en selección + bordes esfumados 5px y así deje fuera de foco la caña de pescar, el pie del pescador y la hierba al rededor. Aquí los resultados....
Apenas le robo un poquito más de tiempo a la vida sigo con los ejercicios... esto me encanta de verdad!!! un abrazo a todos.


Foto original
Foto elaborada
P.D. Dado que el pescador es un amante del "catch&release" el pescadito volvió inmediatamente después de la foto a nadar en su laguito... el otro lo freimos y estuvo buenísimo, pero esa es otra historia :P

mercoledì 15 aprile 2009

Avances caracolescos...

Un pequeño paso adelante con mi caracolito, un poco de sombras y el desenfoque del fondo... quizás ha llegado el momento de exportarlo y darle un "toque" con Gimp... así sigo con el atraversamiento... Mientras tanto aquí el .svg del caracolito.

mercoledì 8 aprile 2009

Empezamos a dibujar!!!


Primero disculparme por el increhible retrazo en empezar "mi tarea" pero con dos cachorros de humano en casa es decididamente difícil empezar una tarea y mucho más difícil terminarla. La lentitud se ve incluso en el motivo.. un caracolito, recuerdo de un lindo paseo al río.
Para los colores empezé a cojerlos con el cuentagotas, pero, por mal ojo o mala suerte me venían los pix de los colores que no quería. Ok, lo confieso, hize trampa :( uplode mi foto en color hunter y me hice una paleta de colores. El resultado no fue tan mal, aquí lo meto, no lo sugiero, pero si uno anda con la vida que lo está corriendo, pierde la paciencia con el click del cuentagotas y el bebe pide teta puede ser disculpado, verdad?:

Obviamente no la usé para todo, solo para el verde de las hojas que no me venia tan bien y para las piedras y la luz del caracolito. Luego inicie con el dibujo, pocos días atrás ha sido mi cumpleaños y mi esposito me regaló.. ta tan.... una tableta grafica (sí! lo que yo había siempre soñado!) y así cojí el pen mouse y aquí los primeros resultados:


Utilize la herramienta "mano alzada" para los contornos y la pluma caligrafica para las vetas de la hoja y las luces y sombras, luego arregle todo "punto a punto".
Este caracolito se esta conviertiendo en un tema difícil, aún me faltan las sombras y el resto de las luces, las texturas, la redondez de las piedras, el piso... ok, me falta tanto... pero quería comenzar a publicar algo, así me sacudía la timideza de encima.
Gracias Nina y Pablo!!!!

martedì 17 marzo 2009

di come e perchè l'ornitorinco decise di aprire la sua tana..

"...Quando l'ornitorinco fu scoperto dagli europei alla fine del '700, una pelle fu mandata in Gran Bretagna per essere esaminata dalla comunità scientifica. Gli scienziati inglesi in un primo momento si convinsero che quell'insieme a prima vista bizzarro di caratteristiche fisiche dovesse essere un falso, prodotto da qualche imbalsamatore asiatico."
"L'ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus), detto anche platipo, è un piccolo mammifero semi-acquatico. È una delle sei specie ancora esistenti che compongono l'ordine dei monotremi, gli unici mammiferi che depongono uova invece di dare alla luce dei piccoli...
...l'ornitorinco si ritira in una corta tana, dritta e di sezione trasversale ovale, quasi sempre nell'argine non molto sopra il livello dell'acqua, e spesso nascosta sotto un groviglio di radici. Per la riproduzione la femmina scava tane molto più grandi e elaborate lunghe fino a 20 metri e bloccate a intervalli con dei tappi. Essa fa il nido alla fine del tunnel con canne come lettiera..."
Perché Ornitorinco? si può dire che un ornitorinco non è né una talpa né un'anatra, non è un mammifero normale e non è affatto un uccello, non è del tutto acquatico, ma neanche molto terrestre, insomma, è un po' tutto e un po' niente oltre ad essere, molto timido e leggermente velenoso... più o meno come me....

E perché un animale così strano aprirebbe la sua tana al mondo?, forse perché scopri che aveva qualcosa da dire, forse cose che tutti più o meno sappiamo, forse perché scoprì che ci sono altri un po' ornitorinchi e sentì la imperiosa necessità di parlare in ornitorinchese...